La malattia di Parkinson è una condizione complessa, difficile da capire e spesso crea molti problemi nutrizionali. A seconda della dieta, ci può essere interazione tra proteine e levodopa, aumento o perdita di peso non previsti o problemi di deglutizione e masticazione, tra gli altri. Tutti noi vorremmo sapere se un qualsiasi regime dietetico potrebbe rallentare la progressione della malattia. Tuttavia, non esiste un’unica dieta ideale per tutti i malati di Parkinson. Non solo perché ogni paziente ha un Parkinson diverso dagli altri, ma anche perché ogni persona su questo pianeta è diversa da tutte le altre! Inoltre, qualsiasi “piano dietetico” tra i tanti che si possono reperire o vengono proposti, va preso con le dovute precauzioni: da chi è stato elaborato, ci sono prove e studi che ne dimostrino l’efficacia? La dietista Kathrynne Holden*, ha selezionato alcuni piani di diete che hanno mostrato risultati interessanti. Dieta Paleo Dieta priva di glutine Dieta vegetariana Dieta chetogenica Dieta mediterranea Ci sono anche molte altre diete e piani alimentari – crudista, fruttariano, vegano… per esempio – e il futuro ce ne farà sicuramente vedere ancora di più. Quindi, come si fa a scegliere la dieta migliore per la malattia di Parkinson? (.....continua a leggere sul sito!)
Ne esistono diversi protocolli, sviluppati in particolare per la sclerosi multipla, che si basano principalmente sulle proteine animali, grassi e verdure non amidacee, evitando cereali, latte e latticini, fagioli / legumi, oli vegetali e prodotti alimentari trasformati.
Secondo quanto riferito, i sintomi della malattia di Parkinson possono migliorare, il dolore diminuire e la progressione della malattia sembrerebbe rallentare. Ma la ricerca per confermare gli effetti sulla malattia di Parkinson è ancora carente.
Ci sono alcuni individui con malattia di Parkinson il cui tratto gastrointestinale è influenzato dal glutine, una proteina presente nei cereali quali frumento, orzo e segale. Questo può essere dovuto alla celiachia, a sensibilità specifica al glutine o ad allergia. Alcuni hanno una “permeabilità intestinale” che può essere causata da una piccola proliferazione batterica intestinale, da celiachia o da una reazione autoimmune.
Per queste persone, evitare cereali contenenti glutine può contribuire a ridurre i sintomi della malattia di Parkinson. C’è un caso di studio di un signore con diagnosi di Parkinson cui è stata riscontrata una “celiachia silente”. Quando il glutine è stato rimosso dalla sua dieta, ha visto un quasi completo sollievo dai sintomi della malattia di Parkinson.
È interessante notare che da un piccolo studio è emerso che i sintomi della malattia di Parkinson sono migliorati eliminando carne rossa e integrando la dieta con la vitamina B riboflavina. Tuttavia, lo studio, di sole diciannove persone, era troppo piccolo per fornire prove conclusive. È probabile che alcune persone potranno beneficiare di una dieta vegetariana, forse grazie al contenuto prebiotico degli alimenti consumati o per le fibre, gli antiossidanti o altri nutrienti.
La dieta chetogenica è stata in uso per quasi un secolo per curare l’epilessia. È ad alto contenuto di grassi e basso di proteine e carboidrati, che vengono normalmente utilizzati come fonti di combustibile. Questo costringe il corpo a utilizzare i grassi per produrre corpi chetonici da utilizzare per il carburante.
Nella malattia di Parkinson, una funzione mitocondriale indebolita è supposta essere coinvolta nella morte dei neuroni che forniscono la dopamina. I ricercatori ipotizzano che i corpi chetonici possono proteggere i mitocondri e sostenere la loro funzione.
In un piccolo studio, cinque pazienti con malattia di Parkinson hanno usato la dieta chetogenica per quattro settimane. I loro punteggi UPDRS hanno migliorato, scendendo del 43%, il che è molto incoraggiante. Anche se gli autori dello studio non hanno potuto escludere un effetto placebo. Tuttavia, studi sulle cellule e su animali si sono dimostrati promettenti e i ricercatori continuano a studiare questa dieta per il Parkinson e per altri disturbi neurodegenerativi.
Il modo di mangiare mediterraneo si basa su una varietà di alimenti. Verdure fresche, alimenti non trasformati e frutta, pesce, piccole quantità di carne e pollame, fagioli di tutti i tipi e cereali integrali come il farro, orzo e ceppi tradizionali di grano.
Il pesce (in particolare pesci grassi, come le aringhe, sardine e salmone) hanno dimostrato di sostenere il cervello e il sistema nervoso. Verdure, frutta e cereali integrali contengono preziosi antiossidanti, vitamine, minerali, fibre e polifenoli (sostanze fitochimiche antiossidanti presenti negli alimenti vegetali).
Questa dieta non è stata studiata appositamente per il Parkinson. Tuttavia, il suo alto contenuto di polifenoli sembra proteggere contro depositi amiloidi, grumi anormali di proteine che causano malattie come Parkinson e Alzheimer. In studi sperimentali, il resveratrolo, un polifenolo presente nell’uva, nel vino rosso, in noci e frutta secca, ha dimostrato essere neuroprotettivo, anche se gli studi su esseri umani devono ancora essere condotti.
